Nell’era moderna, la società ed il sistema si pongono il problema di leggi indirizzate alla salvaguardia dell’ambiente naturale; nascono e proliferano associazioni ambientaliste che, con varie sfumature, sembrano tutte tendere verso quell’unico scopo.

Per contro, non è raro notare che tali posizioni hanno però scarsa razionalità nella determinazione sia individuale che collettiva, perchè l’idea di uno sviluppo progressista giustifica comportamenti non sempre coerenti con l’idea naturalista, ma motivati dalla incontrollabilità del sistema lobbistico che, purtroppo, è ritenuto l’unico in grado di porre soluzioni all’adattamento della specie.

Contro questa ipotesi, i naturalisti tendono a predicare la conservazione selvaggia, ma che in realtà non la praticano, adducendo divieti o giustificazioni spesso guidati da motivazioni quantomeno opportunistiche e qualunquistiche.

Senza voler assumere posizioni estremistiche, non possiamo esimerci dall’ammettere che, a rigor di logica, l’ambiente naturale è rappresentato da tutto ciò che si è formato o si forma in questo pianeta senza l’intervento dell’essere umano; ma l’ambiente naturale necessita di una sua sostenibilità; nasce allora la consapevolezza che, per rendere credibile la permanenza della biodiversità in un ambiente naturale, occorre che l’ambiente sia anche sostenibile.

Dobbiamo però rilevare che i comportamenti “dell’homo sapiens” stanno assumendo risvolti quantomeno incoerenti con questa finalità.

Certo è che, in nome del benessere, siamo indirizzati ad un comportamento che sicuramente non favorisce la conservazione dell’ambiente naturale anzi, tende alla sua costante  distruzione.

La produzione dei rifiuti domestici non è una invenzione dell’umanità, ma una realtà che solo dalla seconda metà del ventesimo secolo in poi ha accentuato i nostri problemi esistenziali.

Perché ?

Gli scavi archeologici hanno portato alla luce innumerevoli reperti che testimoniano usi e costumi dei nostri avi, ma nessuna discarica di rifiuti, né tantomeno inquinanti o pericolosi, è mai venuta alla luce. Avevano forse una cognizione diversa del rispetto della natura e di sé stessi, tali da indurli ad essere più responsabili nei confronti della società ?

L’illusione di renderci la vita più semplice e comoda attraverso il consumismo e la necessità di sviluppare l’economia, ci ha portati a questa situazione, senza aver avuto l’accortezza di realizzare una opportuna programmazione per adeguarci al cambiamento del sistema rispetto al quale, l’unica preoccupazione sembra essere quella di far girare il denaro.

La conseguenza è stata che abbiamo trattato in modo errato il tema ambientale e quando, ad un certo punto, ci siamo dovuti accorgere che l’inquinamento era ormai un malato grave, l’organizzazione del sistema era già radicata e gli opportunisti senza scrupoli si erano già organizzati per avere i propri effimeri vantaggi economici, finalizzati a soddisfare le loro bramosie, tale che si è arrivati a presentare il problema prospettando soluzioni stupide, illusorie e solo a beneficio di pochi.

Si è voluto e si vuole ancora far credere che i rifiuti e il loro smaltimento sia un problema di difficile interpretazione e soluzione.

La difficoltà è facilmente comprensibile, perché l’unica tendenza non è quella di risolvere il problema, ma di favorire le bramosie di qualcuno.

Rincorrere le chimere illusorie di voler ottenere senza prospettare una soluzione socialmente logica, è sicuramente il modo più sbagliato per affrontare e risolvere una realtà esistenze ormai da troppo tempo.

Sembra che si voglia esclusivamente porre il problema come di difficilissima soluzione, quando in realtà la soluzione è molto semplice ed elementare.

La cosa più importante è che bisogna mettere da parte gli opportunismi lobbistici e le convenienze individualistiche. Non si può continuare a inquinare il territorio per poi dire che bisogna investire per disinquinarlo; una volta inquinato, si può solo lucrosamente pensare di eliminare l’inquinamento, ma in realtà, un territorio avvelenato, lo rimarrà in via definitiva, soprattutto a danno della salute pubblica.

Se si vuole realmente trovare una soluzione alla produzione ed allo smaltimento dei rifiuti, perché non prendere in considerazione anche le idee di chi non ha propensioni ad aspirazioni economiche e individualistiche ?

Perché escludere a priori chi vuole contribuire per una seria soluzione senza mirare esclusivamente a fini lucrativi e speculativi ?

Affrontare l’argomento in modo credibile senza che ci sia un giro di denaro, al momento attuale risulta complicato e inattuabile.

Quando si propone la soluzione semplice, innovativa, credibile e risolutiva senza che ci si debba investire grandi risorse o che qualcuno non ne ricavi grossi vantaggi, l’unica risposta è : “ ma così non girano i soldi !!! “

Qual’è il significato che dobbiamo dare a queste risposte comprensibili solo per chi gestisce il potere economico, politico, finanziario, speculativo e corruttivo; eppure così imprevedibili e imbarazzanti per il normale cittadino ?

Non è forse vero che tutto ciò accade solo perché “tanto il popolo è autorizzato a vedere non più di quello che il potere gli consente ?”

E’ in questo contesto che posso capire, ma non giustificare il motivo per cui nessuno vuole prendere in considerazione il sistema

 

oggetto di brevetti esclusivi e riconoscimenti ufficiali, che affronta l’argomento dei rifiuti domestici nella sua semplicità risolutiva.

 

GIANFRANCO